Le origini dell’equitazione

Il rapporto tra uomo e cavallo ha origini antichissime, ma solo in tempi relativamente recenti si è trasformato in uno sport. Il termine equitazione, nello specifico, indica l’impiego a fini sporti dell’animale da parte dell’uomo.  È l’unica disciplina che coinvolga un animale compresa tra gli sporti delle Olimpiadi. Debuttò ai Giochi di Parigi del 1900, ma solo a Stoccolma 1912 ritornò ufficialmente con competizioni di salto, dressage e concorso completo disputate sia individualmente che in squadra. Da allora è divenuta disciplina ufficiale delle Olimpiadi. Negli ultimi decenni questo sport ha aperto le sue porte anche alle donne, considerando che, almeno i primi tempi, alcuni eventi erano riservati esclusivamente agli uomini, soprattutto di rango militare. Le donne fecero il loro debutto nell’equitazione prima a Helsinki 1952 nel dressage, poi nel 1956 alle gare di salto ed infine a Tokyo nel 1964 nel concorso completo.

L’equitazione fonda le sue origini dalla nascita e la domesticazione del cavallo da parte dell’uomo. I cavalli nacquero in Burundi alcuni millenni fa. Da lì si spostarono verso l’Asia e l’Europa, dove trovarono condizioni favorevoli e la specie crebbe e si sviluppò. Divennero, però, ben presto oggetto di caccia da parte dell’uomo, bisognoso di fonti di nutrimento ricche e sostanziose. Alcuni disegni in alcuni siti preistorici testimoniano questa attività.  Dovettero passare secoli prima che l’uomo li adottasse come mezzo di trasporto e forza lavoro e non solo come cibo. I cavalli furono un vero e proprio elemento di rivoluzione della società. Basti pensare che, grazie al loro aiuto, si ridussero i tempi di viaggio e quelli impiegati per lavorare la terra, rendendo possibile all’uomo investire questo tempo nelle arti e nelle scienze. Di qui l’enorme evoluzione che coinvolge l’intera umanità nei secoli e che ancora oggi ci coinvolge.

Le fonti sono dubbie riguardo la data in cui i cavalli furono addomesticati dall’uomo. Pare che questo evento debba essere datato all’incirca al 3500 a. C. Sono state rinvenute testimonianze risalenti al 3000 a.C. circa che attestano nei pressi dei fiumi Dneper e Don l’utilizzo da parte dell’uomo del morso sui cavalli. Ad indicarlo sono stati i segni lasciati dall’attrezzo sulla dentatura di un esemplare di stallone trovato sepolto in quella zona. Gli imperatori cinesi impiegarono per la prima volta la cavalleria nell’esercito intorno al 200 a.C., introducendo la sella e le staffe, che erano state usate per la prima volta in India nel I secolo a.C. Le più antiche testimonianze di cavalli montati sono le descrizioni mitiche dell’esercito delle Amazzoni e dei gruppi di cavalieri del re etiope Memnone. I greci adottarono l’equitazione solo secoli dopo rispetto altri popoli. L’addomesticazione iniziò quando ci si rese conto che impiegando un pezzo di metallo, il morso appunto, posizionato nella bocca tra la mascella superiore e quella inferiore, nella parte del muso dove non vi sono denti, il cavallo si ammansiva e diventava, quindi, più facile da gestire.

Scavi archeologici hanno portato alla luce numerosi morsi risalenti ad un periodo che va dal 1906 al 1912 sull’altopiano dell’Anatolia centrale. Questi oggetti sono molto simili a quelli ancora oggi utilizzati per montare a cavallo che, almeno allora, non voleva dire riuscire a governare l’animale alla perfezione. Ci vollero diversi secoli prima di riuscire a creare una strumentazione adatta per rendere l’operazione sicura per l’uomo e per l’animale e che consentisse di sfruttare al meglio le forze e le abilità di entrambi. L’equitazione non può prescindere da sella, ferratura e staffe. I primi ad introdurre la sella furono gli Assiri, tra l’Ottavo e il Settimo secolo a.C., che utilizzavano a questo scopo una coperta ornamentale. Il cavallo portava una stoffa ampia e spessa posizionata sotto una pelle di leopardo utilizzata per ammorbidire la seduta del cavaliere. Al collo del cavallo era posto un collare, per aiutare l’uomo a mantenersi in equilibrio una volta in sella. Il cavaliere in sella aveva la coscia nuda, ma il resto delle gambe era protetto fin sopra il ginocchio da spessi tessuti molto simili alle ghette utilizzate ai nostri giorni.

Storia dell'equitazione

Ma i cavalli, in passato come ora, non venivano utilizzati solo per essere montati. Rinvenimenti archeologici hanno portato alla luce testimonianze circa il loro impiego per trainare carri e carrozze. I carri venivano usati come armi da guerra, ma vista la scarsa stabilità furono presto sostituiti dagli equini direttamente montati ed usati come cavalleria leggera o pesante. Nonostante l’evoluzione avuta nei secoli, l’equitazione resta una delle attività più antiche. Sono ancora le scoperte archeologiche a parlarci dell’importanza di questa disciplina. Durante gli scavi eseguiti tra il 1906 e il 1912 presso le rovine di Khattushash, la capitale dell’Impero ittita, all’interno di archivi, simili a biblioteche, furono trovati migliaia di documenti incisi su tavolette d’argilla in caratteri cuneiformi. Quattro di queste tavolette d’argilla contenevano un insieme di regole sull’allenamento dei cavalli. Questo documento costituisce la prima testimonianza sull’allenamento di questi animale e, per questo, il suo valore è inestimabile. Le quattro tavolette sono una sorta di vademecum dell’addestramento con un programma suddiviso in 180 giornate, con regole precise sulla preparazione di cavalli allo scopo di impiegarli per trainare carri da guerra.

L’equitazione nell’era moderna

Con l’utilizzo dell’animale come mezzo di trasporto è stato possibile superare confini fino ad allora ritenuti insormontabili. Questo ha reso possibile la nascita di grandi imperi come la Persia. I Persiani utilizzavano un sistema di trasporto dei messaggi affidato a corrieri a cavallo che coprivano circa 2000 miglia a cavallo in 7 giorni, ma potevano raggiungere ogni angolo dell’Impero. E fu proprio grazie agli equini impiegati in guerra che ci fu la rapidissima estensione della dominazione islamica e araba in Europa, Africa e Asia. I cavalli hanno avuto un ruolo fondamentale anche nella caccia in molte parti del mondo come per gli Indiani d’America nella caccia ai bisonti. Senza contare che ancora oggi sono quasi indispensabili per i pastori. Nel mondo greco e romano era importantissimo saper andare a cavallo. Il titolo di cavaliere divenne espressione di nobiltà, poiché i nobili erano costretti ad imparare l’arte di andare a cavallo per poter partecipare alla vita politica e militare. Il rapporto che nei secoli si instaurò tra uomo e cavallo, subì un crollo con l’avvento delle nuove tecnologie, cioè quando il motore a scoppio introdusse veicoli in grado di muoversi da soli senza l’intervento della forza traino dei cavalli. Dal Novecento in poi l’equitazione smise di avere una funzione prettamente utilitaristica per trasformarsi in attività esclusivamente ludico-sportiva.

Tra le razze di cavalli, quella più antica è quella dei mustang, i cui esemplari discendono dai cavalli spagnoli portati in Messico nel 1500. Alcuni secoli dopo questi animali scapparono e si moltiplicarono stanziandosi nelle grandi pianure. Raggiunsero il numero di diversi milioni ed i predatori raramente riuscivano ad ucciderli perché troppo veloci. In Australia esistono animali simili conosciuti come “brumbies”. In alcuni paesi degli Stati uniti come Wyoming, Arizona, Utah e Texas sono stati proprio i cavalli a fare la storia dello sviluppo della monta. Le mandrie, fondamentali per la loro economia del territorio, venivano tenute sotto controllo grazie all’uso di questi animali. Molti sport con cavalli praticati ai nostri giorni derivano da quei compiti che i cavalieri in passato praticavano per necessità. Basti pensare al dressage, che deriva dalle manovre di battaglia come il “capriole”, un salto sul posto con un calcio dei posteriori, che era una vera e propria arma per i soldati a terra. Rodei, caccia alla volpe, reining, team penning, tent pegging, combattimento con i tori, buzkashi, salto ostacoli e polo sono tutte discipline ispirate alle antiche attività dei cavalieri.

Durante il Medioevo il cavallo cominciò a essere utilizzato anche per fini agonistici.  Particolarmente praticata dall’aristocrazia, l’equitazione iniziò il suo sviluppo che la porterà ad essere uno sport molto amato e praticato ancora oggi. Nel Rinascimento in molte corti d’Europa nacquero le prime scuole d’equitazione. Qui si insegnava non solo ad andare a cavallo, ma anche l’uso delle armi, la danza, la musica, la pittura e la matematica. La prima fu l’Accademia di Napoli, che divenne famosa nel Sedicesimo grazie a Giovan Battista Pignatelli, la cui bravura attirò allievi da tutta Europa. Pignatelli fu il fondatore dei primi maneggi ed a lui si devono i principi dell’equitazione. La nobiltà di tutta Europa visitava queste scuole per apprendere e perfezionare l’arte dell’equitazione. Per tutto il Cinquecento e fino all’Ottocento tutti i palazzi reali e le corti avevano un cavallerizzo che insegnava al signore e alla sua corte quest’arte. Nacquero così le accademie, luoghi di allenamento per le tecniche di questa disciplina. Le più famose furono l’Accademia cavalleresca di Udine, l’Accademia dei cavalieri del Sole di Pavia, ma soprattutto la Stella di Messina e la Delia di Padova, luoghi esclusivi riservati solo a cavalieri e aristocratici.

Da questi luoghi si diffuse l’arte dell’equitazione in tutta Europa, specie in Francia, in Austria, in Spagna e in altri paesi dove nacquero scuole come la Scuola di equitazione spagnola di Vienna e il Cadre Noir di Saumur. In Francia il fondatore del primo istituto moderno di questo genere fu François Robichon de la Guérinière, che fondò la sua accademia a Parigi nel 1715 e diresse il maneggio delle Tuileries dal 1730 fino alla propria morte. Nel Diciannovesimo secolo l’addestramento dei cavalli fu incentrato sull’utilizzo di questi per scopi militari. L’allenamento del cavallo per scopi militari è alla base delle attività sportive praticate nel Ventunesimo secolo.

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